Capita che le cose succedano per Caso.

Caso è quel figuro alle volte losco che muove le pedine delle vite altrui, le sposta su posizioni più o meno difese, azzardando mosse e godendosi lo spettacolo delle azioni e reazioni.

Nel caso Aiki-Danvig gli scacchi erano i banchi di scuola e Caso mosse avvicinando i due e giustificando il tutto con un’improbabile scommessa sul profitto scolastico.
Ciò che ne venne, da quell’incontro-scontro, fu storia di compiti passati sottobanco, di traffici non proprio leciti di riviste da grandi, di pomeriggi passati a giocare a biliardo, di passioni condivise per compagne di classe e computer primordiali. Ne venne una di quelle amicizie che restano e si reincontrano.

Poi la scuola divenne storia ed università e lavoro e Caso mosse ancora proponendo ad entrambi una società in quel momento magico in cui le bolle, specialmente nel mondo informatico, scoppiavano e innafiavano i funamboli della new economy con lacrime di moneta sonante.
Nacque Sophus che vuol dire “sapiente“, in realtà forse non sapevamo molto, e l’avremmo dimostrato, però di certo qualcosa imparammo. “Nessuno nasce imparato“.

Sophus crebbe, non molto ma abbastanza, ed abbandonò i seminterrati dei malfamati sobborghi torinesi per muoversi verso una più borghese zona semi-centrale, si montarono server, scrivanie di ciliegio e quadri metafora, vennero gli stagisti e la segretaria, si preparò insomma quella bella facciata di cui c’era bisogno, poi le idee, i miraggi, le fatture e le società sono un’altra storia.

C’era lo spirito di Sophus, quella voglia di crescere anche se non era più il momento, momento in cui tutti quelli che potevano raccoglievano e gli altri cercavano di arrivare in tempo.
Sophus non arrivò, ma LOOKCUP, all’inizio, SI’.